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XVIII pradetta colla lettera B; nè si trovò in questo spazio che paglia del deserto intrecciata a guisa di funi , e pezzi di legno lavorati ad uso di mazza rotti , e guasti dal tempo. Nel punto segnato colla lettera B. e nel mezzo della piramide era formata una nicchia da tre macigni ; levati questi s’ appTesentarono a’ miei occhi alcuni tessuti forse di cotone, che dimostravano avvolgere qualche oggetto. Mi corse all’ animo nuova allegrezza per la speranza di nuovi oggetti preziosi in oro. Se questa mia speranza fu delusa per l’oro , fu però paga pel ritrovato di due vasi di composizione simile al bronzo elegantissimi nella forma, e nel lavoro, perfetti, come ciascuno per se stesso vedrà, leggendo nel mio catalogo i numeri io 5 , e 106, ed osservando nella tavola le figure i 5 . e 16. (i). Dall’altezza segnata colla lettera B. dopo un lavoro di venti giorni, aveva demolito la piramide fino al piano del colle , ed apparivano lastre di pietra nera dette da Nubiani Galla. Il vestibolo però era ancora intatto; sotto e da un lato di esso era inciso sopra un macigno il nome di Cailliaud, come alla lettera C. dèlia figura I. Era questo vestibolo tutt’ inciso di geroglifici a molte linee; di fronte al-1’ entrata era un uomo maestosamente seduto sopra un leone, che non so qual cosa stringeva nella destra. Per utilità della scienza archeologica, e della storia avrei desiderato di staccare tutti questi macigni. Ma pensando che per la mole , ed il peso di essi non avrei potuto trasportarli pe’ deserti, staccai una parte di quello posto di fronte all’entrata, da me creduto il più interessante, perchè in esso è scolpito il cartello, ed è segnato nel catalogo col N. 1 4g.
Sperava ritrovare nell’ interno della piramide , come nelle più piccole , la scala per discendere nella tomba , ma inutili riuscirono le (1) Nel numero 105 del Catalogo si è detto — due teste a lunga barla inanellata a nove compartimenti , con orecchie elefantine — queste poste a stretto esame hanno la rassomiglianza di larghe foglie ; nè veramente si potrebbero chiamare elefantine , quando non si volesse credere che l’artista nel delinearle troppo avesse variata la loro forma scostandosi dalle regole del disegno.